
Carissimi parrocchiani,
l’anno di grazia del Signore, il Giubileo, l’anno Santo, che si è aperto lo scorso Natale, ci invita a ristabilire, nella Speranza, quella comunione con Dio e con la comunità credente, comunione che sola può darci la gioia e così diffondere la pace.
Il tempo storico in cui siamo chiamati a vivere, dove la gioia è confusa con il chiasso e la pace con il non darci fastidio, richiede, a noi cristiani, di rinvigorire la nostra Speranza, la sorella piccola della fede e della carità, come dice Charles Peguy, e il Papa lo ha ricordato nell’Angelus del 15 novembre 2015 “la più piccola delle virtù, ma la più forte”, tenuta per mano dalle “sorelle maggiori”, Carità e Fede, le altre due virtù teologali. E la nostra speranza ha un volto: il volto del Signore risorto”.
Le speranze che il mondo ci ha proposto e ci propone deludono: la felicità, il benessere, la comodità, l’uomo arrivato senza più alcun bisogno, ci sprofondano in un clima di sfiducia e disfatta, tensione e amarezza: infatti sono speranze mondane.
Il Giubileo, anno di Grazia del Signore, ci richiama ad affrontare la vita con un’altra Speranza, quella di Dio, quella che non delude. Siamo invitati a volgere lo sguardo, e fissarlo, su Gesù. Dove vediamo Gesù, per poter fissare il nostro sguardo su di Lui? Prima di tutto nel nostro prossimo sapendo bene che qualunque cosa faremo ai fratelli o sorelle l’avremmo fatto a Lui. Poi lo vediamo nella Chiesa, che è il Suo corpo, così si presenta a s. Paolo sulla via di Damasco “io sono Gesù che tu perseguiti”. Lo vediamo nei Sacramenti dove Gesù stesso agisce per la nostra salvezza, per la nostra gioia.
Siamo dunque sollecitati a riprendere, con questa Speranza, il cammino della vita, in Cristo e nella comunità cristiana. Questo procedere, tanto necessario, ci porta all’incontro con Dio, un incontro non spirituale, estatico, ideale, ma a un incontro reale “visivo”, faccia a faccia col Signore, per lasciarci “condizionare” dalla Sua grazia, dalla Sua vita, come facciamo col sole d’estate, e così, fatti di Lui, possiamo dare testimonianza viva di Lui, della Sua gioia, della Sua pace, perché, come ci dice sempre s. Paolo, non saremo più noi a vivere ma Cristo vive in noi.
Verremo nelle vostre case per incontrarvi e portarvi l’annuncio giubilare che, col Signore Gesù, abbiamo la possibilità di vivere e donare, a questo mondo, ciò che tanto manca: Speranza, gioia, pace.
In attesa di incontrarvi vi salutiamo, d. Enrico, d. Benito, d. Marco, acc. Lorenzo.
